4:. Situazione attuale
Gli ultimi avvenimenti
14 febbraio 2005: l’ex primo ministro Rafik Hariri viene assassinato. Un’autobomba esplode in pieno centro di Beirut al momento del passaggio dell’auto di Hariri e della sua scorta.
L’esplosione, sentita in tutta la città, scuote profondamente il popolo libanese che da anni non subiva più attentati tanto gravi e teme di ricadere nella violenza delle fazioni. L’assassinio di Hariri trova la motivazione nell’approssimarsi delle elezioni, che avrebbero dovuto tenersi nel maggio successivo. Il parlamentare, dal doppio passaporto saudita e libanese, ricchissimo uomo d’affari soprattutto nel settore edilizio, era stato capo del primo Governo costituito dopo l’invasione siriana e per molto tempo aveva mantenuto posizioni filosiriane. Negli ultimi anni, però, era passato all’opposizione, divenendone una delle figure più autorevoli, probabilmente l’unica in grado di ottenere un risultato elettorale forte, tale da mettere in discussione la leadership filosiriana. I sospetti circa i mandanti dell’omicidio si dirigono sulla Siria che, temendo di vedere compromessa dall’esito delle elezioni la propria pesante ingerenza politica, si sarebbe servita di fiancheggiatori interni.
I Libanesi capiscono che è giunto il momento di riprendere il destino del Paese nelle proprie mani: le manifestazioni antisiriane e antigovernative si susseguono quotidianamente.
22 febbraio 2005: per la prima volta, il presidente USA, George W. Bush, rilascia una netta dichiarazione nella quale intima alla Siria di far uscire immediatamente le proprie truppe dai confini libanesi. In Europa gli fa eco il presidente francese Chirac.
28 febbraio 2005: travolto dalla forza delle manifestazioni popolari che si sono succedute per giorni, riversando nelle piazze della capitale centinaia di migliaia di libanesi di diverse confessioni che chiedevano libertà ed indipendenza, il governo filosiriano del premier Omar Karami cade. Da Damasco, il presidente Bashar Al Assad dichiara che ritirerà le truppe se la volontà popolare lo richiederà.
8 marzo 2005: si svolge a Beirut una manifestazione organizzata dal partito sciita filosiriano degli Hezbollah, i “guerriglieri di Dio”, uno dei più feroci movimenti terroristici negli anni della guerra, che dopo gli accordi di Taef ha eletto alcuni rappresentanti al Parlamento libanese. Usando il ricatto e la violenza, ha ottenuto da uno dei primi governi di occupazione di continuare ad avere ufficialmente un braccio armato, un vero e proprio esercito di integralisti islamici che ha sostenuto la presenza siriana nel Paese. La manifestazione, organizzata per “ringraziare la Siria dell’aiuto e della protezione offerta negli ultimi 16 anni”, ha il chiaro intento di mostrare che i libanesi non desiderano l’allontanamento delle truppe siriane. Le fonti giornalistiche mediorientali, prima fra tutte la ben nota tv araba Al Jazeera, e le agenzie occidentali annunciano che si è radunato un milione o forse un milione e mezzo di persone. In realtà, osservatori non di parte stimano che non si sia trattato di più di trecentomila manifestanti, quanti ne può contenere la piazza Riad el-Solh, al centro di Beirut. Il leader degli Hezbollah, lo sceicco Hassan Nasrallah, che ha esordito «ringraziando la Siria e il suo esercito» e chiedendo «scusa per l'ingratitudine» dell'opposizione libanese, mostrando la folla accorsa, ha affermato «Questo è il Libano!».
L’Unione Europea chiede l’applicazione integrale della Risoluzione ONU 1559, che prevede il ritiro totale delle truppe siriane e dei servizi segreti dal Libano.
Il ritiro delle truppe siriane effettivamente ha inizio, con lo spostamento da Beirut alla valle della Bekaa, come era già previsto dagli accordi di Taef.
10 marzo 2005: il presidente libanese Laud, rinnova l’incarico di formare il governo all’ex premier filosiriano Karame.Nonostante ripetuti tentativi di costituire un esecutivo di “unità nazionale” gradito soprattutto agli Hezbollah, Karame fallirà e dovrà rimettere l’incarico.
14 marzo 2005: il timore che la disponibilità della Siria sia soltanto di facciata e che si possa ripiombare in una nuova spirale di terrorismo, e la sensazione che libertà e indipendenza non siano più soltanto una speranza ma una concreta possibilità a portata di mano, spingono oltre un milione di Libanesi – questa volta la cifra è vera e approssimata per difetto – a prendere parte ad una imponente manifestazione antisiriana,ad un mese esatto dalla morte di Hariri. Piazza dei Martiri, subito ribattezzata Piazza della Libertà, non riesce a contenere l’immensa folla e i fiumi di persone che continuano ad affluire. Le foto di questa pagina mostrano con ogni evidenza l’eccezionalità di questo storico avvenimento.
Tutto il Libano è presente, tutte le componenti religiose ed etniche, i rappresentanti di tutti partiti dell’opposizione e la gente comune, che non si occupa di politica ma che ha subito sulla propria pelle 15 anni di occupazione siriana. Soprattutto sono presenti centinaia di migliaia di giovani. Nessuno può più mettere in dubbio che il Libano rivuole la propria libertà ed indipendenza.
Il generale Michel Aoun, in esilio a Parigi dal 1990, che nei mesi precedenti aveva incontrato anche esponenti dell’Amministrazione statunitense, annuncia il ritorno in Patria dopo le elezioni per aiutare la riconciliazione nazionale.
Aprile 2005: vari attentati terroristici colpiscono duramente la comunità cristiano-maronita, componente più tenace dell’opposizione antisiriana.
Le truppe siriane, dopo 15 anni di occupazione, lasciano il Libano.
La situazione interna è ancora incerta e carica di tensioni e non si sa ancora che potranno essere svolte regolarmente le elezioni di maggio.
Marcadores